Circolo dello Zero

o quasi

Benvenuti nella moderna età della pietra

Pubblicato da admin su marzo 13, 2008

Benvenuti nella moderna età della pietra
di M. Asif

Mezzi nudi e mezzi coperti con foglie, scalzi, con capelli lunghi fino alle spalle e una lancia in mano, nascosti in una grotta o su un albero, pronti per l’agguato alla preda – questa è la scena che tradizionalmente ritrae la vita dell’ età della pietra.
Per fortuna, quel tempo è passato, ma il popolo del Pakistan sta vivendo ora una nuova versione di “moderna età della pietra”, questo dovuto alla crisi energetica del paese.
Gli ingredienti della moderna età della pietra sono leggermente diversi, comunque.
Ora la gente in Pakistan sta ancora passando i suoi giorni e notti nelle tenebre, anche se non in grotte, ma in ben costruite, paziose e moderne case e ville dotate di preziosi lampadari e luci fluorescenti. Hanno moderni forni nelle loro cucine, ma ancora non in grado di preparare il cibo. Televisori digitali, computer e hi-fi stanno nei salotti, ma senz’ anima. Costosi condizionatori e frigoriferi, lì, ma non funzionanti.
La colpa di questo è dei sovraccarichi e dell’ interruzione non pianificata di energia elettrica e gas. L’equazione è semplice e lineare – lo stile di vita che conduce l’uomo di oggi
è totalmente dipendente dalla garanzia di una sufficiente fornitura di energia a basso costo.
Non importa quanto lussuosi e high-tech siano gli apparecchi che si hanno, non sono di alcuna utilità a meno che non si fornisca loro l’energia di cui hanno bisogno per funzionare.
L’uomo è diventato schiavo dell’ energia. La tendenza è iniziata con la Rivoluzione industriale occidentale. Il cambiamento in questa parte del mondo, tuttavia, iniziò ad apparire pochi decenni fa. La vita in questo periodo è diventata enormente dipendente dall’ energia.
Attualmente meno del 60% della popolazione è collegato alla rete elettrica. Nel 1947, la cifra era di gran lunga inferiore al 10%. Quale sarà stato il fabbisogno di energia di un pakistano medio a quel tempo? Era solo un po’ di olio necessario per le lampade e legno per preparare il cibo. L’energia elettrica e il gas non avevano alcun ruolo da svolgere.
Rispetto ad allora, nel 2008, un pakistano medio nella sua vita quotidiana usa numerosi apparecchi a consumo energetico – vale a dire, luci elettriche, ventilatori e condizionatori d’aria, ferri da stiro, frigoriferi,stufe, forni, televisori, computer, automobili, pompe e motori .
È approssimativamente valutato che, rispetto al 1947, un cittadino medio del Pakistan ora consumi circa 20-25 volte più energia. Le società non possono più esistere e progredire senza un sufficiente e sicuro approvvigionamento di energia conveniente. Nonostante il suo ruolo fondamentale, l’energia sta diventando sempre più scarsa in Pakistan. Una funesta crisi energetica si è già affacciata sul paese. All’inizio del 2008 vi è una carenza di circa 4500 megawatt di energia elettrica. Tenendo conto del fatto che questi non sono i mesi estivi (quando la domanda aumenta a causa del più frequente uso di elettrodomestici ad alto consumo energetico), si può misurare la gravità del problema.
Non è solo la scarsità di energia elettrica, che sta facendo impazzire le persone, ma pure quella del gas. Congiuntamente, il problema con le due fonti di energia ha portato un normale pakistano all’ età della pietra. La mancanza di energia elettrica e di gas per 10-15 ore al giorno, ha costretto le persone a riscoprire le candele e le lanterne a cherosene dei tempi andati.
La crisi energetica colpisce anche l’industria, l’agricoltura, le imprese, la sanità, l’istruzione e il trasporto. Uno studente che ha vissuto e studiato sotto le luci elettriche tutta la sua vita come può improvvisamente essere costretto a usare la candela e la lanterna.
Gli esportatori stanno mancano le loro scadenze – relazioni del settore tessile indicano che le esportazioni tessili sono state gravemente colpite dalla crisi energetica e che quest’ anno gli obiettivi di export non saranno rispettati affatto.
L’industria non sta ottenendo la fornitura di energia elettrica e di gas al livello richiesto per lavorare a pieno regime.
Lunghi tagli per sovraccarico e ripartizioni di potenza hanno reso la vita molto difficile.
Di fatto, le fabbriche, funzionanti a gas, si vedono rifiutare la fornitura di gas.
Anche le loro forniture di gas vengono disconnesse lasciandoli in mezzo al nulla.
Di conseguenza, nel corso degli ultimi due mesi decine di migliaia di fabbriche hanno chiuso i cancelli. Ciò ha fatto perdere il posto di lavoro a più di un milione di lavoratori.
Essa implica che sono centinaia di migliaia di famiglie a pagarne di più il prezzo – vengono privati della loro unica fonte di reddito. La chiusura dell ‘industria del paese sta costando miliardi di Rs. Ogni giorno. La situazione è quindi incline a portare enormi conseguenze socio-economiche. L’intero paese è in uno stato di caos.
Le implicazioni della crisi sono così gravi che nessuno è più in grado di portare avanti la propria routine quotidiana. Le persone piangono ed elemosinano per un minimo di energia elettrica e gas così da poter soddisfare i loro bisogni di base.
Essi sperano che le cose migliorino in una questione di giorni. Come sono innocenti.
Non sanno che la crisi in cui è immerso il Pakistan è molto più complicata.
Le risorse energetiche indigene del Paese, gas e petrolio sono già tirate ai limiti.
La capacità di energia idrica è anch’ essa in calo. Contrariamente alla domanda che è in aumento, risultante in un crescente divario tra domanda e offerta.
La proporzione delle risorse di energia indigene è in flessione nel mix delle provviste globali.
Negli ultimi anni, la sicurezza energetica,si è aggiunta alla matrice delle sfide.
Sarà come essere sulle montagne russe.
Pare che nel corso delle prossime settimane, le cose possano apparire migliori, ma il saldo delle evidenze suggerisce che qualsiasi miglioramento sarebbe soltanto marginale e temporaneo.
Le misure di rimedio che vengono promesse sono troppo lievi e molto tardive.
La frase ‘one stitch at time saves nine’ [ndt detto "un punto in tempo ne risparmia nove"],
purtroppo, si applica perfettamente qui.
L’equazione energetica del paese è andata fuori equilibrio. Il danno che è già stato causato non è facile da riparare.
Ci vorranno un buon numero di anni prima che la crisi sia davvero finita visto che
politiche energetiche epocali vengono preparate e realizzate sul piede di guerra.
Rimaniamo ottimisti e speriamo che questa volta onesti e significativi
sforzi saranno fatti per affrontare la crisi su basi a lungo termine.
Altrimenti, le cose potrebbero andare peggio. I campanelli di allarme stanno squillando.
Ci sono già scene di profonda inquietudine nella società. Si sono viste proteste in tutto il paese. Tenendo presente che l’energia è della massima importanza per la sovranità nazionale e il benessere socio-economico, tirare a cavarsela non è più un opzione poichè questa situazione potrebbe sfuggire di mano e portare a danni irreparabili.

Lo scrittore è un docente di energia rinnovabile alla Glasgow Caledonian University, UK.
Email: dr.m.asif[at]gmail.com

fonte
thenews

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Scenari energetici Shell

Pubblicato da admin su gennaio 28, 2008

Lettera inviata dall’ amministratore delegato della Shell ai dipendenti.

Da: Jeroen van der Veer, Chief Executive
A: Tutti i dipendenti Shell
Data: 22 gennaio 2008

Oggetto: scenari energetici Shell

Cari Colleghi

In questa lettera, vorrei condividere delle riflessioni su come vediamo il futuro energetico e il nostro percorso preferito
per venire incontro ai bisogni energetici mondiali.
L’industria, i governi e gli utenti – vale a dire, tutti noi – dovrà affrontare la duplice sfida di avere maggiore energia e meno emissioni di CO2.
Questa lettera è basata su un testo che ho scritto per la pubblicazione in vari giornali nelle prossime settimane.
Potete usarla nelle vostre comunicazione esterne.
Ci saranno ulteriori informazioni sugli scenari energetici nel prossimi mesi.
Entro l’anno 2100, il sistema energetico mondiale sarà radicalmente diverso da quello attuale.
Le fonti energetiche rinnovabili come l’energia solare, l’eolica, l’idroelettrica e i biocarburanti
rappresenteranno una larga quota del mix energetico, anche l’energia nucleare avrà il suo posto.
L’umanità avrà trovato il modo di trattare l’inquinamento atmosferico e le emissioni di gas serra.
Nuove tecnologie avranno ridotto la quantità di energia necessaria per alimentare edifici e veicoli.
Infatti, il futuro lontano appare luminoso, ma arrivarci sarà un avventura.
Alla Shell, pensiamo che il mondo prenderà uno di due possibili percorsi.
Il primo, uno scenario che chiamiamo Scramble, assomiglia ad una corsa attraverso un deserto montagnoso.
Come un rally fuoristrada, promette divertimento ed una feroce concorrenza.
Tuttavia, la conseguenza involontaria di “maggiore fretta” sarà spesso “meno velocità” e molti si schianteranno lungo il cammino.
Lo scenario alternativo, chiamato Blueprints, ha alcune false partenze e si sviluppa come un cauto giro su una strada che è ancora in costruzione.
Se si arriva sani e salvi alla nostra destinazione dipende dalla disciplina dei guidatori e dall’ ingegno di tutti coloro che sono impegnati nello
sforzo costruttivo. L’ innovazione tecnica provvede all’ eccitazione.
Indipendentemente da quale strada scegliamo, l’ attuale situazione mondiale limita il nostro spazio di manovra.
Stiamo vivendo una fase di cambiamento del tasso di crescita della domanda di energia a causa della crescita demografica
e dello sviluppo economico, e Shell stima che da dopo il 2015 le forniture di petrolio di facile-accesso e di gas
non potranno più tenere il passo con la domanda.
Come risultato, la società non avrà altra scelta, se non quella di aggiungere altre fonti di energia – rinnovabili,sì,
ma anche più centrali nucleari e l’uso di combustibili fossili non convenzionali quali le sabbie bituminose.
Utilizzare più energia significa inevitabilmente emettere più CO2 in un momento in cui il cambiamento climatico è diventato una questione globale.

Nello scenario Scramble , le nazioni corrono per garantire a se stesse le risorse energetiche, temendo che la sicurezza energetica
sia un gioco a somma zero, con chiari vincitori e vinti.
L’uso di carbone locale e di biocarburanti nostrani aumenta rapidamente.
Prendendo la strada con minor resistenza, i responsabili politici mettono poca attenzione al contenimento dei consumi energetici -
fino a quando le forniture scarseggiano.
Allo stesso modo, nonostante molta retorica, le emissioni di gas serra non vengono affrontate seriamente fino a quando
grandi shock scatenano le reazioni politiche.
Queste risposte sono in ritardo, e questo è grave, e conduce a  picchi di prezzi e volatilità.

L’altra strada per il futuro è meno dolorosa, anche se l’inizio è più disordinato.

Questo scenario Blueprints vede numerose coalizioni emergere per assumere le sfide dello sviluppo economico,
la sicurezza energetica e l’ inquinamento ambientale attraverso la cooperazione transfrontaliera.
Molta innovazione si verifica a livello locale, dove le principali città possono sviluppare collegamenti con l’industria per ridurre le emissioni locali.
I governi nazionali introducono criteri di efficienza, di imposte e di altri strumenti politici per migliorare le prestazioni ambientali di edifici,
veicoli e trasporto carburanti.
Così come le richieste per aumentare l’armonizzazione, le politiche convergono in tutto il mondo.
Meccanismi di Cap-and-trade che mettono un costo alle emissioni industriali di CO2 hanno guadagnato l’ accettazione internazionale.
L’aumento dei prezzi di CO2 accelerano l’innovazione, dando vita a nuove scoperte.
Un numero crescente di automobili sono alimentate da elettricità e idrogeno, mentre gli impianti industriali
sono dotati di tecnologia per la cattura e lo stoccaggio sotterraneo di CO2.
Sullo sfondo di questi due scenari ugualmente plausibili, solo tra pochi anni sapremo se la dichiarazione di Bali svoltasi a dicembre
sul cambiamento climatico è stata solo retorica oppure l’inizio di uno sforzo globale per contrastarlo.
Molto dipenderà da come evolveranno gli atteggiamenti di Pechino, Bruxelles, New Delhi e Washington.
Shell tradizionalmente usa i propri scenari per prepararsi per il futuro, senza esprimere una preferenza per uno o l’ altro.
Ma, di fronte alla necessità di gestire i rischi climatici per i nostri investitori ed i nostri nipoti, riteniamo che lo scenario Blueprints risulti
essere quello in grado di fornire il miglior equilibrio tra economia, energia e ambiente.
Per un secondo parere, ci siamo appellati ai calcoli sul cambiamento climatico effettuati presso il Massachusetts Institute of Technology.
Questi calcoli indicano che un mondo Blueprints con la cattura e lo stoccaggio di CO2, risulta avere la quantità minima di cambiamento climatico,
e sono altrettanto ridotte le emissioni di gas ad effetto serra dovute ad altre principali fonti umane.
La realtà deludente è che, lo scenario Blueprints, avverrà solo se i responsabili politici concorderanno nell’ avere un approccio globale
in materia di scambio di quote di emissioni, di attiva promozione di efficienza energetica e nuove tecnologie in quattro settori:
la generazione di calore e di energia, l’ industria, la mobilità e l’ edilizia.
Sarà un duro lavoro e c’è poco tempo.
Per esempio, Blueprints prevede il 90% di CO2 catturata in tutti gli impianti a carbone e a gas dei paesi sviluppati nel 2050,
più almeno il 50% in quelli nei paesi non-OCSE.
Oggi, nemmeno uno.
Poiché la cattura e lo stoccaggio di CO2 aggiunge costi e non porta ricavi , il sostegno governativo è necessario per realizzarlo rapidamente
su una scala abbastanza grande da influenzare le emissioni globali.
Come minimo, le imprese dovrebbero guadagnare crediti di carbonio per la CO2 da loro catturata e stoccata.
Blueprints non sarà facile. Ma offre al mondo la migliore opportunità di pervenire illesi ad un futuro energetico sostenibile, per questo
dovremmo esplorare questa strada con la stessa tenacia e ingegno, che hanno portato l’uomo sulla luna e creato l’era digitale.
Il mondo deve affrontare un lungo viaggio prima di raggiungere un sistema energetico a basso tenore di carbonio .
Le aziende possono suggerire possibili percorsi per arrivarci, ma sono i governi che siedono al posto di guida.
E saranno i governi a determinare se ci dovremo preparare per un amara competizione o per un vero gioco di squadra.
Questo è l’articolo, e come vedo le nostre sfide e opportunità.
Sono ansioso di sentire come vedete la situazione (si prega di essere concisi).

Cordiali saluti
Jeroen van der Veer, Chief Executive

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Corruzione e Ambiente

Pubblicato da admin su gennaio 23, 2008

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Termovalorizziamoci

Pubblicato da admin su gennaio 22, 2008

“Il vocabolario B consisteva di parole create deliberatamente per scopi politici, vale a dire parole che non solo avevano sempre un significato politico, ma erano precisamente intese a imporre un atteggiamento mentale, in una direzione desiderata, nella persona che ne faceva uso […] Le parole B erano sempre parole composte. Consistevano in due o più parole, ovvero porzioni di parole, combinate assieme in una forma che fosse di semplice pronuncia. L’amalgama che ne risultava era sempre un sostantivo+verbo, e si coniugava secondo le regole ordinarie […] Nessuna parola del vocabolario B era ideologicamente neutra. Gran parte erano eufemismi. Parole, ad esempio, come svagocampo (campo per i lavori forzati) o Minipax (Ministero della Pace, e cioè Ministero della Guerra) significavano quasi puntualmente l’opposto di quel che sembravano in un primo momento.”
- “I principi della neolingua”, Appendice a 1984 di George Orwell

Gli eufemismi ammazzano la gente, ammazzano tua madre, annientano tuo figlio, divorano adulti e bambini. Gli eufemismi raschiano l’interno di esofago e polmoni. Gli eufemismi sono cancro, buttano metastasi come ragnatele, catturano le parole, strangolano l’intelligenza finché non ti fanno morire. Letteralmente, morire.
Endlösung, “soluzione finale”, fu il capolavoro tra gli eufemismi. Col tempo ha perso l’intonaco di pudicizia e ipocrisia, e si è fuso alla realtà abietta che intendeva mascherare. Gli eufemismi funzionano sul breve-medio periodo, poi cessano di essere tali. A distanza di pochi anni, nessuno usa più l’espressione “guerra umanitaria“, nessuno vanta più “bombardamenti chirurgici” a colpi di “bombe intelligenti“, anche “danni collaterali” è caduto in disuso. Quelle espressioni hanno ormai l’accezione negativa che erano nate per evitare.
“Termovalorizzatore” al posto di “inceneritore”. Coniando il nuovo termine, si è spostato l’accento da quello che certamente rimane (residuo tossico: 1/5 di scorie, senza contare i fumi prodotti dalla combustione) a quello che presuntamente si produce (un valore, energia, vantaggio economico). Chi dice “No al termovalorizzatore!” ha già perso, perché ha accettato l’eufemismo, il frame. Discute sul terreno dell’avversario, e in apparenza si oppone a un valore, a qualcosa di “buono”.
“I termovalorizzatori sono la soluzione”: lo ripetono, lo cantano in coro, martellano, rintronano, tutti d’accordo erigono la grande muraglia del conformismo sul tema dei rifiuti. Tutte concordi, le voci ufficiali. Chissà perché, al dunque, le popolazioni non ascoltano, non obbediscono.
Inceneritori. Processo fondato su un principio obsoleto, di quando c’erano i miniassegni e Bill Gates era povero. Tecnologia vecchia come i neuroni di questa nazione, vecchia ma col muso impiastricciato di cerone, come i grugni della casta e dell’orribile classe intellettuale italiana.
Tecnologia vecchia fa buon brodo. E allergie, malattie respiratorie, tumori. Costi sociali. Spese sanitarie che schizzano alle stelle. Macchina energivora, ruota del karma di circoli viziosi, che deve funzionare sempre, senza sosta, ed esistendo incentiva a produrre rifiuti. La spazzatura diviene il mezzo, l’inceneritore il fine.
Esistono alternative. Concrete. Praticabili. Praticate (altrove). Pochi ne parlano [*].
Nemmeno queste, tuttavia, sono la endlösung del problema-pattume.
La “soluzione finale” sarebbe, semplicemente, produrre meno rifiuti. Produrre meno stronzate usa-e-getta. Produrre meno, usare di più. Lo abbiamo già scritto: non c’è un modo “giusto” di produrre oggetti inutili.
Il problema siamo noi, non i rifiuti. Il problema siamo noi, non la camorra. O meglio: la camorra siamo noi. I discorsi sulle ecomafie sono veri e necessari, ma possono trasformarsi in diversivo. Tutti noi siamo “ecomafiosi”, chi più chi meno. E’ il nostro stile di vita a essere “ecomafioso”, è il consumo fine a se stesso ad essere ecomafiogeno. Non c’è camorra che possa smaltire o sversare illegalmente rifiuti che non vengono prodotti, ma noi li produciamo, li produciamo eccome, e sempre di più. In Italia, +20% di rifiuti urbani per abitante dal 2003 al 2005.
E così ci ritroviamo con più packaging e pacchetti, ci ritroviamo con più sacchetti, con più imballaggio, più scatolame e barattolame e bidoname e fustiname, più flaconeria, sifoneria, tubetteria, più gadget insensati, più telefonini, videofonini, tivù-fonini da cambiare ogni sei mesi, più instant-libri di comici che invecchiano dopo un mese e non facevano ridere nemmeno da attuali, più kleenex tovagliolini salviettine fazzolettini (usa il fazzoletto di cotone, porcozzìo!), più buchette della posta intasate da decine di dépliants giganteschi di ipermercati, più bottiglie e bottiglioni d’acqua minerale anche dove l’acquedotto fa i miracoli e i rubinetti colano oro, “Sì, ma quella che compro è iposodica!”, già, e mezz’ora dopo bevi il ghètoreid, o l’ènergheid, o il pàuereid, perché sei un mèntecheit!
Tutto torna, quel che semini raccogli. Consuma, sperpera, spreca, logora, getta via. La tua merda polimerica brucerà (o meglio: sarà “termovalorizzata”), i tuoi cari (o i cari di qualcuno) inaleranno, metastasi, metastasi, metastasi, tumore.
Termovalorizziamoci, giochiamo con le parole, questa è la strada, la via del futuro che abbiamo alle spalle.
Oppure c’è un altro modo: termovalorizzare chi ci governa, ci ipnotizza, ci sfrutta, ci compra e ci rivende, ci consuma.

Wu Ming – Giap n.19

* gestione a freddo dei rifiuti  (pdf)

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Zero waste book

Pubblicato da admin su gennaio 21, 2008

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