Benvenuti nella moderna età della pietra
di M. Asif
Mezzi nudi e mezzi coperti con foglie, scalzi, con capelli lunghi fino alle spalle e una lancia in mano, nascosti in una grotta o su un albero, pronti per l’agguato alla preda – questa è la scena che tradizionalmente ritrae la vita dell’ età della pietra.
Per fortuna, quel tempo è passato, ma il popolo del Pakistan sta vivendo ora una nuova versione di “moderna età della pietra”, questo dovuto alla crisi energetica del paese.
Gli ingredienti della moderna età della pietra sono leggermente diversi, comunque.
Ora la gente in Pakistan sta ancora passando i suoi giorni e notti nelle tenebre, anche se non in grotte, ma in ben costruite, paziose e moderne case e ville dotate di preziosi lampadari e luci fluorescenti. Hanno moderni forni nelle loro cucine, ma ancora non in grado di preparare il cibo. Televisori digitali, computer e hi-fi stanno nei salotti, ma senz’ anima. Costosi condizionatori e frigoriferi, lì, ma non funzionanti.
La colpa di questo è dei sovraccarichi e dell’ interruzione non pianificata di energia elettrica e gas. L’equazione è semplice e lineare – lo stile di vita che conduce l’uomo di oggi
è totalmente dipendente dalla garanzia di una sufficiente fornitura di energia a basso costo.
Non importa quanto lussuosi e high-tech siano gli apparecchi che si hanno, non sono di alcuna utilità a meno che non si fornisca loro l’energia di cui hanno bisogno per funzionare.
L’uomo è diventato schiavo dell’ energia. La tendenza è iniziata con la Rivoluzione industriale occidentale. Il cambiamento in questa parte del mondo, tuttavia, iniziò ad apparire pochi decenni fa. La vita in questo periodo è diventata enormente dipendente dall’ energia.
Attualmente meno del 60% della popolazione è collegato alla rete elettrica. Nel 1947, la cifra era di gran lunga inferiore al 10%. Quale sarà stato il fabbisogno di energia di un pakistano medio a quel tempo? Era solo un po’ di olio necessario per le lampade e legno per preparare il cibo. L’energia elettrica e il gas non avevano alcun ruolo da svolgere.
Rispetto ad allora, nel 2008, un pakistano medio nella sua vita quotidiana usa numerosi apparecchi a consumo energetico – vale a dire, luci elettriche, ventilatori e condizionatori d’aria, ferri da stiro, frigoriferi,stufe, forni, televisori, computer, automobili, pompe e motori .
È approssimativamente valutato che, rispetto al 1947, un cittadino medio del Pakistan ora consumi circa 20-25 volte più energia. Le società non possono più esistere e progredire senza un sufficiente e sicuro approvvigionamento di energia conveniente. Nonostante il suo ruolo fondamentale, l’energia sta diventando sempre più scarsa in Pakistan. Una funesta crisi energetica si è già affacciata sul paese. All’inizio del 2008 vi è una carenza di circa 4500 megawatt di energia elettrica. Tenendo conto del fatto che questi non sono i mesi estivi (quando la domanda aumenta a causa del più frequente uso di elettrodomestici ad alto consumo energetico), si può misurare la gravità del problema.
Non è solo la scarsità di energia elettrica, che sta facendo impazzire le persone, ma pure quella del gas. Congiuntamente, il problema con le due fonti di energia ha portato un normale pakistano all’ età della pietra. La mancanza di energia elettrica e di gas per 10-15 ore al giorno, ha costretto le persone a riscoprire le candele e le lanterne a cherosene dei tempi andati.
La crisi energetica colpisce anche l’industria, l’agricoltura, le imprese, la sanità, l’istruzione e il trasporto. Uno studente che ha vissuto e studiato sotto le luci elettriche tutta la sua vita come può improvvisamente essere costretto a usare la candela e la lanterna.
Gli esportatori stanno mancano le loro scadenze – relazioni del settore tessile indicano che le esportazioni tessili sono state gravemente colpite dalla crisi energetica e che quest’ anno gli obiettivi di export non saranno rispettati affatto.
L’industria non sta ottenendo la fornitura di energia elettrica e di gas al livello richiesto per lavorare a pieno regime.
Lunghi tagli per sovraccarico e ripartizioni di potenza hanno reso la vita molto difficile.
Di fatto, le fabbriche, funzionanti a gas, si vedono rifiutare la fornitura di gas.
Anche le loro forniture di gas vengono disconnesse lasciandoli in mezzo al nulla.
Di conseguenza, nel corso degli ultimi due mesi decine di migliaia di fabbriche hanno chiuso i cancelli. Ciò ha fatto perdere il posto di lavoro a più di un milione di lavoratori.
Essa implica che sono centinaia di migliaia di famiglie a pagarne di più il prezzo – vengono privati della loro unica fonte di reddito. La chiusura dell ‘industria del paese sta costando miliardi di Rs. Ogni giorno. La situazione è quindi incline a portare enormi conseguenze socio-economiche. L’intero paese è in uno stato di caos.
Le implicazioni della crisi sono così gravi che nessuno è più in grado di portare avanti la propria routine quotidiana. Le persone piangono ed elemosinano per un minimo di energia elettrica e gas così da poter soddisfare i loro bisogni di base.
Essi sperano che le cose migliorino in una questione di giorni. Come sono innocenti.
Non sanno che la crisi in cui è immerso il Pakistan è molto più complicata.
Le risorse energetiche indigene del Paese, gas e petrolio sono già tirate ai limiti.
La capacità di energia idrica è anch’ essa in calo. Contrariamente alla domanda che è in aumento, risultante in un crescente divario tra domanda e offerta.
La proporzione delle risorse di energia indigene è in flessione nel mix delle provviste globali.
Negli ultimi anni, la sicurezza energetica,si è aggiunta alla matrice delle sfide.
Sarà come essere sulle montagne russe.
Pare che nel corso delle prossime settimane, le cose possano apparire migliori, ma il saldo delle evidenze suggerisce che qualsiasi miglioramento sarebbe soltanto marginale e temporaneo.
Le misure di rimedio che vengono promesse sono troppo lievi e molto tardive.
La frase ‘one stitch at time saves nine’ [ndt detto "un punto in tempo ne risparmia nove"],
purtroppo, si applica perfettamente qui.
L’equazione energetica del paese è andata fuori equilibrio. Il danno che è già stato causato non è facile da riparare.
Ci vorranno un buon numero di anni prima che la crisi sia davvero finita visto che
politiche energetiche epocali vengono preparate e realizzate sul piede di guerra.
Rimaniamo ottimisti e speriamo che questa volta onesti e significativi
sforzi saranno fatti per affrontare la crisi su basi a lungo termine.
Altrimenti, le cose potrebbero andare peggio. I campanelli di allarme stanno squillando.
Ci sono già scene di profonda inquietudine nella società. Si sono viste proteste in tutto il paese. Tenendo presente che l’energia è della massima importanza per la sovranità nazionale e il benessere socio-economico, tirare a cavarsela non è più un opzione poichè questa situazione potrebbe sfuggire di mano e portare a danni irreparabili.
Lo scrittore è un docente di energia rinnovabile alla Glasgow Caledonian University, UK.
Email: dr.m.asif[at]gmail.com
fonte
thenews
